Stando alle attuali ricerche scientifiche, le prime cellule viventi in grado di compiere la fotosintesi clorofilliana sono comparse sulla terra oltre tre miliardi e mezzo di anni fa mentre l’homo sapiens, specie alla quale apparteniamo, l’essere umano moderno, ha iniziato a dare sue notizie, maneggiando presuntuosamente utensili, non prima di 200 mila anni fa.

Un ritardo evidente che tuttavia non impedisce ancora oggi alla maggior parte di noi di considerare gli alberi e il mondo vegetale come gli “arredi immobili” del mondo urbano.

200.000 anni: sembrerebbe un tempo sufficiente per conoscere qualcuno: ma non pare esserci bastato! Abbiamo passato gran parte del nostro tempo a tagliare e bruciare alberi.

Certo, negli ultimi dodicimila anni abbiamo anche imparato a piantare e coltivare, ma sicuramente in misura minore, se si considera che metà delle foreste del pianeta sono state abbattute.

Degli alberi riconosciamo indubbiamente la bellezza, il fascino, e, sempre per quella storia della fotosintesi, dell’ossigeno e del carbonio, una certa conclamata utilità. Ma oggi che sbandieriamo continuamente il riavvicinamento con la natura come una grande conquista di menti illuminate e sensibili, cosa facciamo effettivamente per gli alberi, per le foreste? E ora che l’ansia da cambiamento climatico ci fa sentire in pericolo sin nelle nostre case, come ci rapportiamo con i boschi e le foreste che ci circondano?

Giornata nazionale dell’albero

Quale patto andremo a stipulare tra mondo vegetale e essere umano per il nostro benessere futuro? Prima di tutto forse converrebbe diminuire le distanze, avvicinarsi e conoscere.

21 Novembre, Giornata nazionale dell’albero: è il momento giusto per iniziare questa nuova relazione!

Istituita dal Ministero dell’Ambiente (oggi noto come Ministero della Transizione Ecologica) nel 2013, la Giornata Nazionale dell’albero celebra gli esseri più antichi del pianeta, valorizza e tutela il patrimonio arboreo italiano.

Ciascun albero compie moltissime funzioni per il benessere del nostro territorio e di tutti noi, purificando l’aria, assorbendo, a seconda della specie, dai 20 ai 50 kg di anidride carbonica, impedendo con le proprie radici le valanghe, le frane e l’erosione del suolo, filtrando l’acqua che affluisce nei fiumi e nelle falde sotterranee, riducendo il rumore e l’inquinamento nelle nostre città.

Ogni singola foresta ospita al suo interno migliaia di organismi in simbiosi tra loro, impegnati nella proliferazione della vita.

In più gli alberi sono la nostra memoria storica, veri e propri testimoni silenziosi del tempo, a cui sono legati miti e leggende, nei pressi dei quali si sono succeduti piccoli e grandi eventi della storia e delle vita di personaggi illustri. L’Italia ha un patrimonio d’eccellenza: gli alberi secolari sono diffusi in tutte le regioni. Il più vecchio albero italiano, di cui si conosce con certezza l’età, è un pino loricato cresciuto in Calabria nel Parco del Pollino. Ha 995 anni, è nato nel 1026!

Ecco cosa possiamo fare: ogni volta che ci capita di passeggiare per un bosco, abbracciamo un albero, osserviamone la corteccia, la distanza dalle radici alle fronde, tra il terreno e il cielo. Certo, può sembrare una pratica naif e si può dubitare della sua utilità, purché non si dimentichi che è proprio sotto le sue fronde che nei nostri avi è nato il senso del sacro.

Una sacralità che può spingerci ad averne maggior cura, nei boschi, come nei nostri giardini o nelle aree pubbliche delle città in cui viviamo. Se non lo avete mai fatto, oggi 21 Novembre, Giornata nazionale dell’albero, può essere il momento giusto per dare il vostro primo abbraccio!

Letture sotto gli alberi per grandi e piccini

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