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Sulle tracce della villa romana perduta di Scipione Ponte

Che cosa ci facevano, lo scorso 9 e 10 ottobre, venti alunni e alunne, due archeologhe e una guida del MuMAB, in un campo appena arato di Scipione Ponte, frazione di Salsomaggiore Terme (PR), nel cuore del Parco dello Stirone e del Piacenziano?
Non era una gita, ma una vera e propria indagine sul passato: un viaggio nella storia attraverso il metodo dell’archeologia sperimentale.

Per due giorni, la pluriclasse della scuola primaria di Pellegrino Parmense (PR) ha preso parte a un’esperienza unica: diventare “archeologi per tre giorni” e contribuire alla ricerca dei resti di una villa romana con fornace per la produzione di laterizi, mattoni e anfore.
L’iniziativa, ospitata dal Museo del Mare Antico e della Biodiversità (MuMAB) di San Nicomede, rientra nel progetto “Archeologi per tre giorni”, promosso dal Ministero della Cultura – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, dal Comune di Pellegrino Parmense e dal MuMAB, con la collaborazione del Parco dello Stirone e del Piacenziano, della Cooperativa Abacus e dell’Istituto Comprensivo di Pellegrino Parmense.

Un campo, una griglia, un mistero da svelare

Il terreno di indagine, messo a disposizione dal sig. Volpicelli, si trova in una zona che da anni restituisce frammenti di epoca romana: cocci, mattoni, vetri e oggetti che parlano di un’antica attività artigianale.
Su quel campo, le archeologhe Francesca Michelotti (Soprintendenza di Parma) e Cristina Anghinetti (Cooperativa Abacus) hanno predisposto una griglia di quadrati numerati con numeri romani. Ogni coppia di bambini ha ricevuto una sezione da esplorare, come in una piccola missione di scavo.
In pochi minuti, la curiosità si è trasformata in concentrazione: tra zolle e ciottoli sono riemersi frammenti di anfore, mattoni con impronte, vetri e chiodi di ferro, ma anche — sorprendentemente — un fossile, riconosciuto come autentico e di rilievo scientifico.

La “ricognizione di superficie” è una tecnica di indagine non invasiva che permette di raccogliere, analizzare e mappare i materiali affioranti in superficie. I dati ottenuti vengono poi utilizzati per ricostruire la distribuzione e l’estensione di un insediamento antico senza ricorrere allo scavo diretto.

I reperti raccolti

La ricognizione ha restituito un insieme eterogeneo di materiali: laterizi, coppi del tetto, frammenti di anfore e vasi, manici decorati, vetri di finestra, chiodi di metallo e mattoni con impronte di persone e animali. Tutti i reperti sono stati catalogati e successivamente trasportati presso gli spazi del MuMAB per il lavaggio e la documentazione.

Qui, gli alunni e le alunne sono stati accolti nell’aula verde del Podere Millepioppi dalla direttrice del MuMAB, Enrica Montanini, e dal geologo e paleontologo Gianluca Raineri, i quali, dopo il lavaggio dei materiali, hanno illustrato alcuni dettagli emersi dai reperti: impronte di zampe di animali, orme di calzature romane e tracce di lavorazione sulla superficie dei laterizi. Durante le attività, è stata inoltre confermata l’autenticità del fossile rinvenuto nel terreno di indagine.

Fossile rinvenuto nel terreno di indagine.

L’analisi dei reperti e il confronto con gli esperti hanno offerto ai bambini nuovi strumenti di interpretazione del sito. Attraverso l’osservazione diretta, i bambini hanno potuto formulare ipotesi sulla funzione degli ambienti: nelle aree dove si concentrano i sassi si presume la presenza delle fondamenta, mentre la maggiore quantità di frammenti di coppi e mattoni ha fatto ipotizzare zone di crollo del tetto o di attività artigianale.

Lavaggio dei reperti al MuMAB.
laterizi
 Frammenti di laterizi e ceramica dopo la pulizia.

Dalla scoperta alla conoscenza

Il secondo giorno, completata la raccolta dei dati su apposite schede, gli alunni hanno realizzato una carta di dispersione dei reperti, ossia una mappa in cui sono rappresentate le aree di rinvenimento e le tipologie di materiali. Questo lavoro ha permesso di visualizzare la possibile estensione della villa romana e di comprendere meglio la sua articolazione interna.
L’esperienza ha fornito ai bambini gli strumenti per comprendere il valore del metodo scientifico e per avvicinarsi alla storia in modo concreto, attraverso la lente dell’osservazione e dell’immaginazione.

Facciamo duemila passi indietro… I Romani lungo lo Stirone

Una valle di argilla, acqua e sale

I Romani giunsero nella valle dello Stirone intorno al II secolo a.C., in coincidenza con la costruzione della Via Aemilia (187 a.C.), oggi Via Emilia, la grande arteria che collegava Piacenza a Rimini e favorì la nascita di nuovi insediamenti agricoli e artigianali in tutto il territorio emiliano.

Lungo i torrenti e le colline di Salsomaggiore e Scipione sorsero così ville rustiche: aziende agricole autosufficienti dove si coltivava, si allevava e si produceva.Uno dei principali motivi della presenza romana in quest’area fu la qualità della terra argillosa, ideale per la fabbricazione di mattoni, coppi e anfore. Gli artigiani modellavano l’argilla raccolta lungo lo Stirone, la lasciavano essiccare al sole e la cuocevano nelle fornaci alimentate con il legname dei boschi vicini. Alcuni mattoni riportavano impronte o timbri – i cosiddetti bolli laterizi – che indicavano il nome del proprietario o dell’officina.

Ma la valle offriva un’altra ricchezza: l’acqua salata e minerale che ancora oggi sgorga a Salsomaggiore.

I Romani conoscevano bene queste sorgenti e ne sfruttavano il contenuto salino per ricavare il sale, bene prezioso per la conservazione dei cibi e per il commercio.

Le acque di Salsomaggiore sono straordinariamente ricche di sali, con una concentrazione fino a cinque volte superiore a quella del mare mediterraneo e provengono da antichi depositi marini intrappolati nel sottosuolo, risalenti a milioni di anni fa.

In questo intreccio di argilla, acqua e sale si fonda la storia più antica del territorio: un luogo dove la natura e il lavoro umano si incontrano da più di duemila anni.

Una piccola mostra per un grande significato

Il percorso degli alunni della scuola di Pellegrino Parmense non si è concluso nei giorni di scavo e catalogazione. Il 23 dicembre 2025, all’interno della loro scuola, i ragazzi e le ragazze realizzeranno una piccola esposizione didattica dei reperti raccolti e puliti durante l’attività. La loro mostra archeologica sarà fatta di frammenti di anfore, mattoni, coppi e vetri esposti con etichette descrittive, proprio come in un vero museo.
Questa iniziativa rappresenta inoltre un percorso di consapevolezza: i bambini hanno compreso che ogni reperto è un bene collettivo, appartenente a tutta la comunità.
Esporre i materiali significa restituire valore alla memoria del territorio, condividere la conoscenza e proteggere ciò che racconta la nostra storia.
Un museo, infatti, non è solo un luogo di conservazione, ma anche uno spazio di educazione e partecipazione: lì la scienza, la storia e la cultura diventano accessibili a tutti, e il passato continua a parlare attraverso le nuove generazioni.

Oggi il campo del signor Volpicelli presenta ancora alcune aree che in futuro potranno essere esplorate da altri alunni delle scuole primarie, proseguendo idealmente il lavoro dei loro predecessori. Attraverso nuove indagini e rilievi statistici, sarà possibile approfondire la conoscenza della villa romana, delle sue fondamenta, del tetto e della fornace, ricostruendo i luoghi della vita quotidiana di un tempo.

Ogni volta che si insegna qualcosa a un bambino,

gli si impedisce di scoprirla da solo.

Piero Angela

L’esposizione finale: la scuola diventa museo

Con la mostra allestita nella scuola primaria di Pellegrino Parmense si è concluso il percorso di Archeologi per tre giorni. L’attività finale ha rappresentato un momento particolarmente significativo: vedere i bambini e le bambine portare a termine il progetto attraverso un’esposizione aperta al pubblico ha restituito pienamente il senso dell’esperienza vissuta nei mesi precedenti.

Per un giorno, la scuola si è trasformata in un vero e proprio museo. I visitatori, accompagnati in piccoli gruppi, si sono spostati da un’aula all’altra seguendo un percorso guidato, ascoltando le spiegazioni degli alunni e osservando con stupore le loro creazioni e i materiali esposti.

Una delle aule era dedicata al tema del mare, in omaggio al Museo del Mare Antico e della Biodiversità (MuMAB).

Sul pavimento, sabbia e conchiglie fossili realizzate a mano con gesso e argilla; sospese al soffitto, meduse costruite con bottiglie riciclate; sullo sfondo, un proiettore mostrava immagini del fondale marino popolato da tartarughe e stelle marine.

L’ambiente era completato da cartelloni realizzati a mano, nei quali ogni bambino aveva raccontato un aspetto della visita al MuMAB e della scoperta del mare antico.

In un’altra aula, alla presenza dell’archeologa Francesca Michelotti, gli alunni hanno allestito l’esposizione dei reperti rinvenuti durante le due giornate di attività nell’area di Scipione Ponte – località La Bocca – e successivamente ripuliti nell’aula verde del museo. Frammenti di anfore, laterizi, coppi e altri materiali di epoca romana sono stati presentati con cartellini descrittivi e fotografie, come in una vera esposizione museale.

I bambini, vestiti a tema, hanno assunto ruoli diversi: paleontologi impegnati nella presentazione dei fossili, archeologi intenti a raccontare i reperti romani, ma anche Romani, Etruschi, Alpini e Partigiani, protagonisti di altre attività di approfondimento storico. Le spiegazioni erano rivolte ai genitori, agli insegnanti e alle istituzioni presenti, tra cui il Sindaco di Pellegrino Parmense, che ha seguito con attenzione ogni presentazione.

L’atmosfera era carica di entusiasmo e meraviglia, soprattutto tra i genitori, colpiti dalla sicurezza e dalla consapevolezza con cui i bambini raccontavano il loro lavoro.

Per il MuMab, la Scuola elementare di Pellegrino Parmense e la Soprintendenza di Parma, questa esperienza ha rappresentato un importante momento educativo: un modo concreto per trasmettere ai più giovani il valore della scoperta, della conoscenza e dell’esposizione dei beni culturali. I reperti, compresi come patrimonio collettivo, trovano nel museo il loro spazio naturale di tutela e studio, diventando un bene pubblico, accessibile e condiviso dalla cittadinanza.

Ringraziamenti

Il Museo del Mare Antico e della Biodiversità (MuMAB) desidera esprimere la propria gratitudine alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, al Comune di Pellegrino Parmense, al Parco dello Stirone e del Piacenziano, alle archeologhe Francesca Michelotti e Cristina Anghinetti, alla Cooperativa Abacus, alla direttrice del MuMAB Enrica Montanini e al geologo e paleontologo Gianluca Raineri per la preziosa collaborazione scientifica e organizzativa.
Un sentito ringraziamento va inoltre all’Istituto Comprensivo di Pellegrino Parmense, ai docenti e alle famiglie per l’entusiasmo e la partecipazione, che hanno reso possibile la riuscita del progetto.
Si ringrazia infine il sig. Volpicelli, per la generosa disponibilità del terreno in località La Bocca, e tutte le persone che, con il loro contributo, hanno permesso di trasformare questa esperienza in un autentico laboratorio di scoperta, conoscenza e memoria del territorio.